A.R.C.A. - Allevamento e Ricerca Con Animali - è una cooperativa sociale O.N.L.U.S. di tipo B, finalizzata ad offrire un servizio educativo e riabilitativo di pet therapy a minori, anziani e soggetti svantaggiati
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L’iniziativa ha preso le mosse da una convention che si è svolta ad Azzanello di Pasiano, nella Destra Tagliamento
Vuole essere una sorta di parco scientifico e tecnologico per le realtà sociali e del terzo settore.
Prove di economia solidale. Prende forma la rete dei "distretti solidali" con l’obiettivo di creare un sistema di collegamento delle molte realtà associative e di impresa che si richiamano alle buone pratiche e a un modello economico basato sulla reciprocità, più che sui due sistemi oggi prevalenti: quello dello scambio nel mercato e della redistribuzione attraverso il welfare. La costituzione della rete dei mini-distretti solidali vuole essere una sorta di parco scientifico e tecnologico per le imprese sociali e del terzo settore. Una struttura di sostegno che faccia comunicare imprese, società e gruppi e che renda possibile la circolazione delle conoscenze e delle esperienze nei diversi territori della regione.
La costituzione della rete di economia solidale ha preso le mosse da una convention - promossa dal Forum del terzo settore e dall’Officina della decrescita di Pordenone - che si è tenuta ad Azzanello di Pasiano e alla quale ha partecipato una cinquantina di realtà, in particolare delle provincie di Pordenone e Udine.
«Le buone pratiche e le imprese sociali - ha spiegato Ferruccio Nilia, uno dei promotori della Rete - si stanno moltiplicando anche nella nostra regione. Potrà esserci una prospettiva di sviluppo dei distretti solidali solo se queste realtà sapranno fare sistema, ovvero sostenersi reciprocamente e dotarsi di istituzioni in grado di offrire loro un contenitore che ne garantisca il sostegno attraverso reciproci contatti».
A raccolta sono state chiamate diverse realtà che possono essere definite come buone pratiche: dai gruppi di acquisto solidale ai produttori di agricoltura biologica, dalle associazioni ambientaliste e quelle del terzo settore, dalle cooperative sociali alle imprese non profit, dalle botteghe del commercio equo-solidale alle iniziative di finanza etica, dalle società che si occupano di incentivare il risparmio energetico ai gruppi che promuovono il consumo responsabile. «L’esperienza insegna - continuano i "fondatori" del comitato promotore per la costituzione della Rete - che queste singole iniziative, se scollegate fra loro e prive di un comune progetto corrono il rischio di essere riassorbite dal sistema e di perdere la loro carica ideale».
Ma come dovrebbero funzionare i distretti di economia solidale? In primo luogo i futuri "poli sociali" dovrebbero riuscire ad accorciare le filiere tra produttori e consumatori. L’esempio arriva da una futura fattoria sociale (apripista potrebbe essere proprio l’esperienza della cooperativa di Azzanello) in grado di cambiare i rapporti economico-sociali sul ristretto territorio in cui opera. Convertendo la produzione all’insegna dell’agricoltura biologica e accorciando la filiera si creerebbero rapporti più vicini tra produttori e consumatori.
Altro obiettivo è quello dell’impiego di lavoratori in difficoltà. «Se tanti piccoli esempi - sono convinti i fondatori della Rete solidale - cominciano a camminare insieme si costituirebbe un network dei distretti sociali».
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